Villa Borghese

Sei chilometri di perimetro con sette accessi. La storia comincia con il  Cardinale Scipione Borghese
 (Paolo V Borghese 1605- 1621) che si avvalse dell'opera di Flaminio Ponzio e del suo allievo
 Vasanzio. Per la realizzazione della Villa, una delle maggiori della storia, furono acquistati
 appezzamenti di terreno nei pressi della zona detta Pariolo. Fu luogo di delizie, lontano dal caotico
 palazzo in campo Marzio detto il Cembalo, dove arte, natura e soprattutto armonie di suoni e colori,
 profumi e cose conciliavano il ritrovamento dell'equilibrio con il Divino. Ogni definizione è
 insufficiente: non fu salotto, o solo galleria d'arte, ne quadreria e nemmeno una semplice residenza
 di caccia. Fu tutto questo e sicuramente molto di più.
 La splendida costruzione della villa vera e propria (in restauro da tempo immemorabile) si ispira allo
 schema cinquecentesco: avancorpi, portico a cinque arcate, terrazza con la facciata riccamente
 ornata di opere dell'antichità. Oggi risulta meno ricca di un tempo quando era letteralmente
 tappezzata da infinite sculture e questa esuberante presenza dell'antico qualificava il tono culturale
 dei padroni di casa.

                            Intorno alla villa esistevano dei giardini segreti coltivati con
                            piante esotiche e determinante era la presenza di animali.
                            Ben due uccelliere, la casa del gallinaro (l'attuale Fortezzuola)
                            con pavoni, struzzi e colombi, il serraglio dei leoni, quasi uno
                            zoo.

                            Veramente curiose erano "le conserve della neve" utilizzate
                            d'estate per rinfrescare bevande e sorbetti. un feroce colpo
                            alla Villa ed alle opere che essa conteneva fu inferto dal
                            principe Camillo che donò a suo cognato Napoleone
                            Bonaparte, ben 523 opere e pezzi di scultura.


 La villa si estende su di un'area di circa 85 ettari e fu, nel 1900 acquistata dal re Vittorio Emanuele III
 che la donò al Comune di Roma per essere adibita a parco pubblico. Si realizzò in tal modo il sogno
 del suo fondatore, il cardinale Scipione Borghese che aveva lasciata incisa sul marmo una iscrizione
 in latino dedicata al cittadino romano, che liberamente tradotta così dice:

 "Chiunque tu sia, entra ed esci quando vuoi,
 qui sei libero di andare dove vuoi
 di chiedere ciò che vuoi.
 Questo è un posto di onesto piacere
 fatto più per gli altri che per il padrone.
 Ma non infrangere le leggi della civiltà
 se non vuoi esserne cacciato".

 Attualmente l'edificio è sede del Museo Borghese (mentre la galleria è provvisoriamente sistemata
 nella chiesa dell'Istituto di San Michele a Ripa), ma giorno dopo giorno continuano a sparire opere
 antiche dal giardino trafugate o distrutte da vandali. Forse è il momento di prendere in seria
 considerazione ed applicare rigorosamente il saggio avvertimento finale del Cardinale Borghese!

Unita al Pincio attraverso il cavalcavia del Viale del Muro Torto, con i suoi 6 chilometri di perimetro è il più grande oltre che il più bello dei Parchi pubblici di Roma. Fu creata all'inizio del secolo XVII per il Cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di Paolo V, ed al suo interno vi era anche un leone che correva libero nel bosco che si estendeva, selvaggio come una foresta africana, attorno ai raffinati giardini della Villa, dove il Cardinale Scipione Borghese aveva raccolto le preziose tele della sua collezione.
Morto Scipione, scomparve anche il leone, ucciso, dicono alcuni, dai giardinieri del parco che non riuscivano più a controllare, arrampicati sugli alberi, le mosse del felino. Morto di malinconia, dicono altri. Certo è che, privato del leone, il bosco perse ogni selvaggio sapore e divenne, con i suoi prati all'inglese, il "cuore verde" di Roma. Fu trasformata radicalmente alla fine del secolo XVIII, con l'opera degli architetti Antonio e Mario Asprucci e del pittore Crist. Unterberger, ed ingrandita poi, al principio del secolo XIX, da L. Canina.
Nel '700 Marcantonio Borghese apre il Parco a tutti, per 6 giorni la settimana. Si riserva il settimo, lunedì, giorno in cui, chiusi i cancelli, percorre il bosco cavalcando con i suoi amici.
Nel 1902 un altro Marcantonio decide di vendere la Villa: annaspa nei debiti e il Principe Torlonia, sindaco della Città, lo perseguita. Da Londra si precipita il Barone Rothschild, annusando un buon affare. Solo per il quadro di Tiziano "Amor sacro e profano", conservato nella Galleria della Villa, offre quanto Marc'Antonio chiede per l'intera proprietà. Ma il Principe snobba il Barone e preferisce vendere tutto allo Stato, compresi i 557 dipinti e le 314 sculture della Galleria. Lo Stato, a sua volta, regala l'intera Villa al Comune di Roma che per far "respirare la città" la trasforma in Parco pubblico chiamandola Villa Umberto I, nome però mai entrato nell'uso.
Oltre all'ingresso dal Pincio gli altri ingressi alla Villa sono: da Porta Pinciana, di fronte a Via Vittorio Veneto. Dal piazzale Flaminio, all'esterno di Piazza del Popolo. Dal Viale delle Belle Arti, da Via Mercadante e da Via Pinciana, il più vicino a Museo e Galleria Borghese.
Nel grandioso parco trovano posto:
- il Giardino del Lago, che si estende intorno ad un laghetto artificiale. Sopra un'isoletta, l'imitazione di un tempietto greco, dedicato a Esculapio, realizzato dall'Asprucci nel 1786, con ai lati le statue di Ag. Penna e di Vincenzo Pacetti. Dalla terrazza dietro il laghetto, bella vista su Valle Giulia.
- la Piazza di Siena, lunga 200 metri e a forma di stadio, con spalti erbosi, incastonata tra prati in pendio e circondata da colossali pini a ombrello. Vi si svolgono concorsi ippici e spettacoli folcloristici. Un appuntamento annuale per la Roma elegante è il celebre concorso ippico che prende il nome da questo spazio, aperto da Mario e Antonio Asprucci alla fine del settecento sul modello degli antichi anfiteatri romani.
- il Casino Borghese, eretto da Giovanni Vasanzio nel 1613 per il Cardinal Scipione ed all'interno Museo e Galleria Borghese, "la regina della raccolte private del mondo"

- il Giardino Zoologico, che impiantato nel 1911 secondo i criteri di C. Hagenbeck di Ambergo, e notevolmente ampliato nel 1935, occupa circa 17 ettari di un terreno accidentato che si presta ottimamente, con opportuni accorgimenti, per presentare gli animali nel loro ambiente naturale e il più possibile liberi. L'ingresso principale è di Armando Brasini, quello di Via Mercadante di Raffaele De Vico. All'interno dello Zoo, oggi trasformato in Bioparco, è il Museo civico di Zoologia.