PASSEGGIANDO PER I PARIOLI



Viale Bruno Buozzi, aperto attorno al 1938, costeggia il quartiere dei Parioli, una delle aree predilette dall'alta borghesia romana; domina a sinistra la villa Nuova Officina di Cesare Bazzani (1928) con ingresso al n. 3 di largo dei Monti Parioli; da questo scende la via Jacovacci che conduce alla Casa del Curato, edificio cinquecentesco ( la torretta è di epoca anteriore) appartenuto ai Colonna (1567), ai Balestra (1900) e attualmente al comune di Roma: sulla facciata decorata da graffiti a chiaroscuro (c.1525) imitanti bugne a punta di diamante, si aprono un portichetto angolare e una loggia. Dalla stessa via dei Monti Parioli , lungo la quale si incontrano al n.15 un villino di Luigi Piccinato, Silvio Radiconcini e Bruno Zevi (1948) e al n.21 la Casa del Maresciallo o casale Gomez ( Federico Gorio, 1957-58), voltando a sinistra in via Ammaniti si raggiunge Villa Balestra, già parte della cinquecentesca villa Poggio e dal 1928 giardino pubblico. Al n.21 di Via San Valentino è la palazzina Colombo di Mario Ridolfi e Volfango Frankl (1936).
L' Istituto austriaco di Cultura ( Karl Holey, 1937-38) è situato a Viale B.Buozzi 113; accoglie una biblioteca con 72000 volumi di argomento umanistico, al n. 28 la palazzina Giammaruti ( Pietro Lombardi, 1958).
All'inizio di Via Mangili quattro villini (numeri 29-33) progettati da Giulio Gra (1928) in modo unitario con elementi formali tratti dal repertorio classico e seicentesco; li fronteggia al n. 38 il coevo villino Valiani di Giovanni Michelucci. Il tratto conclusivo di Viale Buozzi presenta un interessante campionario di palazzine costruite nel 194060: notare al n. 64 il Girasole.
Al n.13 di Via Bertoloni nell'ambito del casale Riganti o villino S. Ermete è l'accesso alle catacombe di S. Ermete, dove, in un'absidiola di un piccolo oratorio, un affresco ( fine VIII-inizi IX sec.) conserva la più antica immagine a noi nota di S. Benedetto.
Su Piazza Ungheria si affaccia la chiesa parrocchiale di S. Roberto  Bellarmino  ( Clemente Busiri Vici, 1931-33), uno dei primi tentativi di semplificare delle linee, nei volumi, nella decorazione e nell'uso dei materiali l'architettura religiosa romana ( gli elementi compositivi sono di matrice geometrica e si basano sull'ottagono, legato al simbolismo teologico); i mosaici dell'interno sono di Renato Tommasi.
Costeggiando Viale Romania si costeggia  il comando della regione militare centrale dei Carabinieri, tipica architettura “di regime” ( Vittorio Cafiero, 1935); dalla successiva Piazza Bligny si tiene a sinistra in Via di S. Filippo e poi a destra in Via Duse, che conduce (al n.53, palazzina di Gio Ponti,1939) a Piazza delle Muse, inaspettato belvedere sulla piana del Tevere: a destra gli impianti sportivi dell'Acqua Acetosa (Annibale Vitellozzi, 1956-60) sorti in occasioni delle Olimpiadi.
Al n.62 di Via R. Fauro è sita la Palazzina Isabelli ( Mario Marchi, 1938-39).
Viale dei Parioli (c.1888), uno degli assi formativi del quartiere, si espande da Piazza Ungheria sino a scendere curvilineo al Piazzale del Parco della Rimembranza ; a destra vi è l'accesso al Parco di Villa Glori, legato alla memoria dei fratelli Cairoli; l'area espropriata nel 1887 e sistemata in parte come Parco della Rimembranza nel 1915, deve l'aspetto attuale a Raffaele De Vico (1923-24).
All'uscita del parco si scende alla fontana dell'Acqua Acetosa, eretta da Pio V nel 1616 e rifatta da Alessandro VII nel 1662; l'idea di un ninfeo costituito da un esedra tripartita sormontata da un timpano concavo, generalmente attribuita a Gian Lorenzo Bernini, si deve in realtà ad Andrea Sacchi e a Marcantonio De Rossi. Tenendo invece a destra per Via del Sacro Cuore di Maria si sbocca in Piazza Euclide, centro monumentale dei Parioli grazie all'articolatissima facciata della Chiesa del Sacro Cuore Immacolata di Maria, progettata da Armando Brasini nel 1923 ma eretta senza la prevista gigantesca cupola nel 1951-52; l'interno, a croce greca inscritta in un cerchio, ripropone nel movimento delle superfici di facciata e nell'apparato decorativo temi nel repertorio barocco con retorica monumentalità (nel battistero, nove grandi tele di Gregorio Sciltian, esemplari espressioni del suo “realismo magico”.